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Omosessualità: conoscere per garantire il diritto di cittadinanza

L’omosessualità viene derubricata dal DSM nel 1973, ma è solo nel 1990 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l’omosessualità una variante possibile dell’orientamento sessuale eliminandola quindi anche dalla lista delle malattie mentali. In occasione di questa data storica il 17 maggio viene proclamata la giornata mondiale contro l’omo-bi-transfobia (IDAHO). Non sono passati molti anni, solo 25, dacché gli omosessuali vengono considerati sani e non delle persone con un’ aberrazione sessuale, nonostante ciò la psicologia, anche negli ultimi anni ha vissuto un periodo molto buio e anche triste se vogliamo.

Alcuni psicologi, contravvenendo al Codice Deontologico e alle evidenze scientifiche proponevano le cosiddette terapie riparative.

Riparativo di che cosa?

La persona omosessuale non ha nulla di rotto che deve essere riparato. È un soggetto assolutamente sano che prova attrazione erotica, affettiva, sessuale ed emotiva per una persona del suo stesso sesso.

Arthur Schopenhauer disse “Possiamo scegliere come comportarci ma non possiamo scegliere i nostri desideri”, con questa citazione vorrei invitare a riflettere sulla prima questione, forse la più importante, perché ci consente di dare diritto di cittadinanza a delle PERSONE che ancor oggi non ne godono appieno.

L’orientamento sessuale è una caratteristica radicata che ha un significato profondo per l’individuo, è un’espressione di sé, non può essere scelto, è frutto dell’interazione tra fattori biologici, genetici, ambientali e culturali.

Non è ancora stata dimostrata l’esistenza di un gene dell’omosessualità, né che le madri castranti contribuiscono a sviluppare un orientamento omosessuale nel figlio, tantomeno che traumi infantili portino all’ omosessualità. I traumi infantili potrebbero portare delle problematiche sessuali nel soggetto a prescindere dal suo orientamento sessuale.

L’orientamento sessuale definisce, in modo anche abbastanza rigido per quello che è la realtà attuale, verso chi proviamo attrazione erotica, affettiva, fisica e sentimentale.

Se verso persone del sesso opposto: eterosessuale

Del nostro stesso sesso: omosessuale

Verso entrambi: bisessuale.

Non è biologicamente predeterminato e può assumere forme differenti nelle varie fasi della vita. È presente una fluidità (soprattutto nelle donne) tra una posizione e l’altra nel continuum che va dall’eterosessualità all’omosessualità che muta nel corso degli anni, delle esperienze nel campo delle fantasie e del desiderio.

Esiste anche la possibilità di un comportamento omosessuale situazionale .

Non esiste quindi una causa certa che sviluppi l’orientamento sessuale di una persona verso l’ eterosessualità o l’omosessualità.

L’errore più grande che commettiamo è quello di chiedere chi è nel giusto e chi nello sbagliato. Non c’è giusto o sbagliato c’è solo la necessità di accogliere l’Altro in quanto Altro da me. È questo il fondamento.

Parlare di orientamento sessuale senza prendersi in carico la totalità della persona ci porta nello stesso errore di chi si chiede se l’ omosessualità sia giusta o sbagliata.

Una parte per il tutto.

L’orientamento sessuale è una delle dimensioni fondanti l’identità sessuale di un soggetto, un processo in continuo divenire tra la percezione di sé, l’identità di genere, orientamento sessuale e il ruolo di genere.

L’identità sessuale non è data dalla biologia, ma di certo ne è in parte dipendente.

La biologia ci fa nascere maschi o femmine. Il corredo cromosomico del maschio è XY, quello della femmina XX, uomo e donna secernono ormoni differenti: l’ uomo il testosterone, la donna gli estrogeni. A livello anatomico i maschi hanno pene e testicoli come genitali, le femmine vagina, vulva e clitoride.

Accade molto spesso che la conformazione biologica è in accordo con il proprio senso di sé come maschio o come femmina. Questo senso di sé come maschio o femmina viene chiamata identità di genere, che è il compromesso tra la personalità (maschile o femminile) e lo stereotipo che la cultura promuove su come dovrebbe comportarsi un maschio o una femmina.

Si definisce nel periodo che va dalla nascita alla prima infanzia ed è influenzato da predisposizioni biologiche e dall’ apprendimento sociale.

È l’accettazione della propria natura e la consapevolezza di sé.

Quando non c’è accordo tra il proprio sesso biologico e la propria identità di genere parliamo di transgender.

L’orientamento sessuale e i ruoli sessuali ovvero le prescrizioni sociali che ci indicano come comportarsi se si è maschi o femmine.

L’identità sessuale è la dimensione soggettiva del proprio essere sessuati ed è l’esito dell’interazione multifattoriale tra biologia, ambiente, psicologia e cultura.

È la nostra essenza che ci definisce persone, Soggetti aventi diritto di cittadinanza a prescindere dall’ orientamento sessuale che è, e deve rimanere un fatto personale e non una discriminazione.

Dott.ssa Giorgia Giacani

Psicologa, Sessuologa
Responsabile Marche Ass. Nudi





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