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Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale? Forse…

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Alfano chiede la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni fra persone dello stesso sesso.

 “Questa mattina firmerò una circolare che invierò ai prefetti per chiedere la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso fatti all’estero. Queste trascrizioni […] non sono conformi alle leggi italiane […] Dove risultino adottate queste direttive sindacali […], dirò ai prefetti che si dovranno rivolgere ai sindaci rivolgendo loro un invito formale al ritiro di queste disposizioni e alla cancellazione, ove effettuate, delle trascrizioni, avvertendo anche che in caso di inerzia si procederà al successivo annullamento d’ufficio degli atti che sono stati illegittimamente adottati”.

Queste le parole di Angelino Alfano, Ministro dell’Interno, intervistato il 7/10/2014.

Nulla di nuovo, solo l’ennesima riprova dell’utilizzo, da parte di molti esponenti della politica italiana, delle leggi in modo ideologico, senza prendere in considerazione le concrete e legittime esigenze dei cittadini. Ma questo era già evidente, considerando che il Parlamento non ha ancora legiferato sull’argomento, nonostante ci siano svariati testi riguardanti i matrimoni tra persone dello stesso sesso e le adozioni per le famiglie omogenitoriali.

Da un punto di vista esclusivamente giuridico Alfano tralascia totalmente quanto stabilito dalla Corte di Cassazione  con la sentenza 4184/2012.

Mettendo da parte l’aspetto giuridico, non di nostra competenza, vorremmo soffermarci sul significato che un provvedimento di questo tipo ha sui diretti interessati.

Nessun uomo è un’isola” diceva John Donne, questo è il centro della questione. La relazione è l’aspetto fondamentale e imprescindibile della vita di un individuo. Lo stesso sperimenta, in questa, la reciprocità, la crescita personale, l’accettazione di sé e dell’altro. Quale vissuto può sviluppare una persona che non vede riconosciuta l’importanza della sua relazione? E che tipo di legame instaurerà con la società intesa come “altro”? Secondo Ricoeur, l’uomo trova il proprio senso nel rapporto con l’altro che non “si aggiunge dal di fuori” all’identità della persona, ma contribuisce a fondare l’identità stessa. Applicando questa teoria alla relazione uomo-società, è evidente come quest’ultima possa ledere la dignità personale di un individuo, provocandogli vissuti di inadeguatezza o profonda rabbia e frustrazione in una mancata accettazione di sé (o in senso lato nel non sentir accettati i suoi diritti/bisogni). Per non parlare del vissuto abbandonico e di rifiuto provato nell’essere costretto a lasciare il proprio Paese per suggellare un patto d’amore; il paese natale non accoglie le emozioni e il desiderio di unione di chi, purtroppo, viene ancora considerato deviante rispetto la normalità eterofila.

Secondo l’articolo 3 della Costituzione Italiana “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Ci chiediamo: cancellando le trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso fatti all’estero, viene effettivamente rispettato il principio di uguaglianza? Sono le trascrizioni a non essere conformi alle leggi italiane? Privare un individuo del riconoscimento della propria unione lede la sua dignità sociale, soprattutto se ciò avviene per una discriminazione su una condizione personale e sociale (il suo orientamento sessuale).

A seguito delle molte polemiche nate, il ministro si è poi detto molto rammaricato per la violenza inaudita da cui è stato travolto, per aver “solo esercitato la legge.”. Come se la violenza fosse rintracciabile in insulti e offese – senza dubbio inaccettabili – ma non nel voler privare alcune persone dei propri diritti, nascondendo una posizione ideologica di non tolleranza e non accettazione dietro il rispetto delle leggi (per altro mal interpretate).

Tutto ciò è una chiara rappresentazione dell’omofobia che permea almeno parte della nostra società. Ad alimentare un’omofobia latente sia sociale che interiorizzata (che riguarda cioè, i sentimenti spesso inconsapevoli di rabbia e avversione nei confronti dell’omosessualità che portano la persona a non riconoscere e accettare il proprio orientamento sessuale omofilo) è una sua variante che si dispiega tramite le posizioni ideologiche e, purtroppo, i provvedimenti di alcuni esponenti delle istituzioni che promuovono la stigmatizzazione dell’altro. Le conseguenze dell’omofobia istituzionale sono riconoscibili nella prosecuzione e nell’accrescimento del sentimento omofobo e soprattutto della sua legittimazione sociale.

Per avere un’idea della rilevanza dell’omofobia su scala sociale, è necessario istituire un parallelo con quanto accaduto a Pianura nei giorni scorsi, per citare un altro esempio dell’omofobia radicata nella nostra cultura. Ci riferiamo all’episodio del 14enne seviziato da tre ragazzi più grandi di lui, con una pistola ad aria compressa che gli ha provocato gravissime lesioni interne. Nonostante la violenza sia stata scatenata dal disprezzo per l’obesità dell’adolescente, Paolo Valerio, docente di Psicologia Clinica all’Università degli Studi di Napoli Federico II, parla di omofobia. Secondo lo psicologo, infatti: “L’atto in sé è stato un atto di violenza, ma credo e temo che non sia stato un caso usare la pistola a compressione in quel modo. È stato commesso un atto di estrema sopraffazione di un maschio da parte di un altro maschio. Nel tentato omicidio del ragazzino c’è tanta violenza ma anche tanto disprezzo. […] La diversità fa paura, e la paura genera violenza. Il ragazzino di Pianura non solo è stato ferito gravemente, ma è stato umiliato. L’estremo oltraggio è stato mettere in discussione la sua virilità”.

Crediamo sia utile passare da spunti di riflessione ai vissuti veri, quelli di una coppia omosessuale sposata all’estero:

Abbiamo appena letto le dichiarazioni di Alfano, contrario alle trascrizioni dei matrimoni gay contratti all’estero con la conseguente intenzione di legiferare contro l’amore, contro i diritti, contro la dignità delle persone. Alfano e chi la pensa come lui non tengono conto della nostra vita, di chi come noi deve subire discriminazioni, non tengono conto delle lotte quotidiane che dobbiamo affrontare contro una cultura omofoba. Siamo tutti d’accordo con la libertà di opinione, ma non possiamo tollerare chi considera la famiglia solo se rappresentata dallo stereotipo uomo-donna, perché come dice un motto delle famiglie arcobaleno ’E’ l’amore che crea la famiglia’. Le nostre famiglie hanno condiviso il nostro percorso di coppia ed hanno festeggiato con noi il patto d’amore che abbiamo voluto celebrare con i nostri amici, parenti, colleghi, richiedendo ed ottenendo, inoltre con grande ostinazione, il congedo matrimoniale che per le coppie etero è un atto dovuto mentre per noi è stato conquistato. Da un Ministro ci aspettiamo che venga sollecitata una riflessione seria, un confronto aperto sull’attuazione dell’articolo 3 della Costituzione Italiana, perché un Ministro deve tutelare tutti i cittadini in egual misura, non dividerli in categorie di privilegiati e sfortunati. Il confronto è indispensabile non solo per noi ma anche per le generazioni future a cui non possiamo affidare un mondo in cui si discute se formare una famiglia felice abbia bisogno delle autorizzazioni  di chi si siede su una poltrona senza provare a camminare nelle nostre scarpe.

E’ curioso come in un periodo di grandi difficoltà che veicolano frustrazioni e malcontenti, si scelga di intervenire senza alcuna cognizione di causa su questioni delicate, togliendo e non dando. Nonostante si parli di diritti, non di privilegi.





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