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Unioni civili per omosessuali: mezza vittoria o mezza sconfitta?

Finalmente si discute il tanto atteso ddl di questo governo rispetto ai diritti delle coppie omosessuali.

Tale ddl affronta due questioni importanti, quella del matrimonio e delle adozioni che, se da una parte fanno “respirare” un po’ la comunità LGB (lesbica, gay, bisessuale) in quanto i diritti che si acquisirebbero – reversibilità della pensione, possibilità di assistere il partner in ospedale, ecc… – rappresenterebbero comunque un passo in avanti, dall’altra sembrerebbe che ciò che lo Stato offre ai suoi “figli” LGB sia un palliativo.

I giornali, dopo la dichiarazione di Alfano sulle registrazioni dei matrimonio gay ufficializzati all’estero, oggi urlano: no matrimoni ma unioni civili solo per gli omosessuali.

La parola matrimonio sembra troppo, fa troppa paura, è troppo cattolica, meglio differenziare le unioni omosessuali da quelle eterosessuali.

Nella proposta di Renzi, inoltre, vi è una specifica sulle adozioni: sarà possibile adottare il figlio naturale del partner ma non è possibile accedere come coppia all’iter per le adozioni.

Ciò sancisce come dato di fatto che una coppia omosessuale è diversa da una coppia eterosessuale.

Questa limitazione si basa ancora una volta su stereotipi di genere, pregiudizi più che su dati forniti dalla ricerca o dalla letteratura in merito.

A livello simbolico, risultano discriminati anche i bambini: è quindi lecito dedurre che lo Stato ritiene che i bambini in attesa di adozione si meritino di meglio di una famiglia omogenitoriale? Mentre quelli che vi sono nati o già ne fanno parte, oramai siano destinati a una famiglia di serie B?

Sembra che si stia cercando di abituare la comunità LGB ad accontentarsi delle briciole, ad esultare per gli avanzi.

Dal punto di vista psicologico questo ddl mira a creare una comunità LGB di soggetti con una personalità insicura, non a causa di caregiver ambivalenti (vedi gli studi sull’attaccamento di Bowlby e Ainsworth) ma a causa di una classe politica ambivalente, che promette da anni e non mantiene, che non tutela i propri figli LGB dalle violenze, dal disprezzo e dalle discriminazioni che si, riconosce l’unione della coppia omosessuale ma non può definirlo matrimonio e che fa adottare un figlio solo se biologico…

Ci chiediamo quanta insicurezza nell’esplorare il mondo, convinzione di non essere amabile, sfiducia nelle proprie capacità, sé negativo e inaffidabile, quanto senso di colpa crea questo ddl così ambivalente?

E’ inevitabile pensare al parallelismo tra Stato e Madre Sociale.

Riprendendo le caratteristiche dello Stile Insicuro Ansioso Ambivalente che ben si addice alla situazione sopra descritta, con questa politica si modellano individui che non possono avere la certezza che la figura di attaccamento sia disponibile a rispondere ad una richiesta d’aiuto. Per questo motivo l’esplorazione del mondo è incerta, esitante, connotata da ansia. Questo stile è promosso da una Figura che è disponibile in alcune occasioni ma non in altre. Come bambini che si sono abituati a essere felici per un minimo gesto di affetto, di apprezzamento, di rispetto da parte di un caregiver che fino al minuto precedente li ha ignorati, derisi e presi a schiaffi, in questo modo lo Stato ha creato e continua a creare cittadini talmente abituati ad essere calpestati da accontentarsi delle briciole.

Fareste adottare ad una Madre Sociale così???

Fin dall’adolescenza spesso, la persona omosessuale deve lottare, dapprima con la sua omofobia interiorizzata, affrontando i suoi vissuti di vergogna, di paura e di rifiuto, passando per lo stigma sociale, continuando a lottare la vita intera per essere riconosciuto come persona e perché vengano riconosciuti da tutti anche la sua capacità e il suo diritto di “entrare in relazione” e di amare.

E’ ormai assodata, in letteratura (vedi Lingiardi), l’importanza di sostenere la persona omosessuale e la sua famiglia nel percorso di coming out per “uscire dallo scoperto” superando l’omofobia interiorizzata ma ora appare fondamentale, come riporta Palmitesta presidente di N.U.D.I., di parlare anche di “coming out sociale e politico”, sottolineando la necessità della società e dello Stato di intraprendere un percorso di superamento dell’omofobia sociale, di accettazione e di tutela di tutte le persone.





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